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“The Great Southern Darkness” era un disco atteso, nell’attuale panorama black metal, perchè i transalpini Glorior Belli, al pari dei connazionali Deathspell Omega, si sono resi responsabili, negli ultimi anni, di un lavoro di ricerca e innovazione stilistica molto concreto e interessante.
E se per questi ultimi “Fas” e “Paracletus” rappresentano già dei validissimi punti d’approdo, ai Glorior Belli mancava ancora il passo avanti finale, verso la definitiva concretizzazione di una maturità stilistica.
Il precedente “Meet Us At The Southern Sign” (2009) era un ambizioso ma acerbo disco di rottura, che abbandonava l’impostazione ortodossa precedentemente utilizzata, senza però portare del tutto a compimento le suggestioni stoner/sludge accennatevi.
“Dark Gnosis”, opener di questo nuovo album, fa invece subito capire che il quartetto francese è ora andato oltre, codificando completamente uno stile che si potrebbe definire stoner southern black metal. Un sound caldo come un vento infernale, gonfio di un’oscurità tutta mediterranea che evidentemente non ha niente a che vedere col distaccato gelo scandinavo.
Le undici canzoni proposte suonano fresche e spontanee, e sia nei momenti più tipicamente black (“Secret Ride To Rebellion”, “Bring Down the Cosmic Scheme”) che nei frangenti per così dire sludge/southern (“Negative Incarnate”, “Chaos Manifested”) la band si dimostra completamente a suo agio. La prova di Julien (Infestus) al microfono è superba, un ringhio infernale dalle tonalità calzanti al riffing bluesy, sghembo, scuro e pastoso delle chitarre, che dilagano sopra il terremoto percussivo di Gionata.
Disco compatto e completo, ma anche eterogeneo, come dimostra ad esempio la title-track (ancora una volta derive blues, voce pulita, filtri che sporcano il sound come polvere nel deserto), posta al centro della track-list, a significare il centro concettuale dell’intero lavoro, successivamente al quale i tempi rallentano e il sound diventa meno ossessivo e più melodico.
Un ottimo lavoro su tutta la linea, graziato da una produzione di rara potenza e pulizia, per i normali canoni black, che non fa che accrescere il potenziale di un album davvero ben congegnato ed eseguito. Questa grande oscurità meridionale evocata dai luciferini Glorior Belli echeggia un senso di tensione, mistero e d’imminente tragedia, che stranamente mi ha ricordato l’atmosfera a tratti morbosa e occulta di Malombra di Fogazzaro. Chapeau. (www.metallus.it)
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