Acceptance of Death rappresenta il ritorno delle scene dei polacchi Magnus, che si ripresentano al pubblico dopo uno split-up durato ben tredici anni. I Magnus sono un gruppo storico del thrash europeo, in quanto formatisi nell’ormai lontano 1987. Hanno alle spalle altri tre full-lenght, e tour con alcuni grandi nomi della scena estrema internazionale (Napalm death, Deicide, Samael, Morbid angel), durante gli anni ’90.
Questo loro come-back discografico è all’insegna del tradizionalismo e dell’integralismo sonoro più puri. Anche a livello d’immagine niente è cambiato dai tempi del loro esordio, come chiarisce molto bene la (terribile) copertina dell’album.
Risulta quindi semplice intuire come questo sia un lavoro dedicato alla gloria del passato, agli anni in cui un certo modo di intendere e suonare metal estremo era materia comune. Nel dettaglio i Magnus partono dalla lezione impartita dai Venom, certamente ben presenti per quanto riguarda look e attitudine, ma infarciscono il loro sound con ancor più cattiveria e aggressività, avvicinandosi, per certi versi, a quanto fatto da due glorie brasiliane, che rispondono al nome di Sarcofago e Sepultura, per cui un thrash metal dalle venature death/black, che fa di robusti up-tempo il proprio marchio di fabbrica. Nonostante la maggior parte delle composizioni segua tale struttura, con brani semplici e diretti, che speso si attestano sotto i tre minuti di durata, sono invece le canzoni più lente (When You Rest 6 Feet Under, They’ll Bury, Mournful Song) a convincere di più, grazie all’atmosfera lugubre e sulfurea che riescono a creare.
Buona la prova della band, che, da consumanti esperti del genere quali sono, riescono creare un valido tappeto sonoro per le scorribande vocali di Rob Bandit, ugola al vetriolo, ipotetico incrocio fra Cronos (stesso stilista), il nostro Flegias e un pizzico del vecchio Cavalera. Quaranta minuti di nostalgico divertimento, dedicato a tutti gli amanti del vecchio thrash. (www.metallus.it)
Spikes. Leather. Over-the-top attitude. Broken English lyrics full of swear words. And manic speed/thrash riffing. Shitloads of it. It may sound like a crude and a tad too cliché description yet it fits MAGNUS like a glove. To say that one of Poland most famous extreme metal pioneers had to face insane struggle and obstacles in their early days while the Iron Curtain was just starting to crumble and soon to collapse would be quite a wild understatement.