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Titoli in Preordine - musica Black Metal e Dark estrema
Gatefold cover - extended king size booklet - colored vinyl /// purple vinyl
Kanonenfieber's debut Menschenmühle has been one of the self-produced highlights of early 2021. With its mature songwriting and uncommon thematic approach, the album is intended to commemorate the countless victims of World War I.
Men were thrown into a differing reality where only survival would count. Death, fear and hunger as a steady companion in the waist-deep trenches filled with mud. One order transferred people into cannon fodder in the human mill - World War I. The lyrical background of Menschenmühle is based on factual reports, letters and other documents from the surviving and deceased soldiers. The album was written, recorded and produced by Kanonenfieber from September 2020 to January 2021 in the Noisebringer studio.
Julinko, nome d’arte di Giulia Parin Zecchin, è da tempo uno dei segreti meglio custoditi della scena sperimentale del nord-est italiano, con tre dischi che hanno contribuito a definire la sua inconfondibile mescolanza di heavy psychedelia, slowcore e dark ambient. In Naebula ciò che colpisce davvero è la potenza e l’intensità della sua voce, un’arma di forza innegabile, capace di trasformarsi in un mezzo di fervore grezzo o librarsi con grazia in un delicato lamento. Il suo approccio non convenzionale risplende in brani come ‘Jeanne De Rien’, dove una cadenza ritmica da marcia funge da colonna sonora portante per un lungo mantra che sfiora quasi il territorio del powpow. ‘Peace Of The Unsaid’ sfrutta la propria struttura aritmica per creare spazio, un’ode notturna e crepuscolare che raggiunge le vette della forza intima di Sinéad O’Connor, pur mantenendo una dolce compostezza. Che si tratti di urla glaciali e assassine o di una vitalità dal tono quasi gospel, brani come ‘Cloudmachine’ o ‘Kiss The Lion’s Tongue’ sembrano attingere tanto alla tradizione del minimalismo europeo, con l’uso dei droni e della ripetizione, quanto a quella dei canti popolari come inni, dove armonie modali cedono il passo a un’ apparente stasi. Un altro elemento chiave nella scrittura di Julinko è la fusione impeccabile fra il suo approccio minimalista e quelle trame dense ereditate da un lontano retaggio di outsider metal, un noir lynchiano spinto all’estremo o esorcismi senza parole attraversati da correnti profonde.
Scritto e interpretato interamente da Julinko, ‘Naebula’ dispiega e avvolge i suoi incantesimi in spirali sonore creando la colonna sonora perfetta per ossessione, desiderio e contemplazione, un mondo abitato da grandi come Meredith Monk, Diamanda Galás e Jarboe, artiste diverse ma tutte guidate dalla ricerca della più pura e cristallina forma di catarsi.
Julinko, nome d’arte di Giulia Parin Zecchin, è da tempo uno dei segreti meglio custoditi della scena sperimentale del nord-est italiano, con tre dischi che hanno contribuito a definire la sua inconfondibile mescolanza di heavy psychedelia, slowcore e dark ambient. In Naebula ciò che colpisce davvero è la potenza e l’intensità della sua voce, un’arma di forza innegabile, capace di trasformarsi in un mezzo di fervore grezzo o librarsi con grazia in un delicato lamento. Il suo approccio non convenzionale risplende in brani come ‘Jeanne De Rien’, dove una cadenza ritmica da marcia funge da colonna sonora portante per un lungo mantra che sfiora quasi il territorio del powpow. ‘Peace Of The Unsaid’ sfrutta la propria struttura aritmica per creare spazio, un’ode notturna e crepuscolare che raggiunge le vette della forza intima di Sinéad O’Connor, pur mantenendo una dolce compostezza. Che si tratti di urla glaciali e assassine o di una vitalità dal tono quasi gospel, brani come ‘Cloudmachine’ o ‘Kiss The Lion’s Tongue’ sembrano attingere tanto alla tradizione del minimalismo europeo, con l’uso dei droni e della ripetizione, quanto a quella dei canti popolari come inni, dove armonie modali cedono il passo a un’ apparente stasi. Un altro elemento chiave nella scrittura di Julinko è la fusione impeccabile fra il suo approccio minimalista e quelle trame dense ereditate da un lontano retaggio di outsider metal, un noir lynchiano spinto all’estremo o esorcismi senza parole attraversati da correnti profonde.
Scritto e interpretato interamente da Julinko, ‘Naebula’ dispiega e avvolge i suoi incantesimi in spirali sonore creando la colonna sonora perfetta per ossessione, desiderio e contemplazione, un mondo abitato da grandi come Meredith Monk, Diamanda Galás e Jarboe, artiste diverse ma tutte guidate dalla ricerca della più pura e cristallina forma di catarsi.
Julinko, nome d’arte di Giulia Parin Zecchin, è da tempo uno dei segreti meglio custoditi della scena sperimentale del nord-est italiano, con tre dischi che hanno contribuito a definire la sua inconfondibile mescolanza di heavy psychedelia, slowcore e dark ambient. In Naebula ciò che colpisce davvero è la potenza e l’intensità della sua voce, un’arma di forza innegabile, capace di trasformarsi in un mezzo di fervore grezzo o librarsi con grazia in un delicato lamento. Il suo approccio non convenzionale risplende in brani come ‘Jeanne De Rien’, dove una cadenza ritmica da marcia funge da colonna sonora portante per un lungo mantra che sfiora quasi il territorio del powpow. ‘Peace Of The Unsaid’ sfrutta la propria struttura aritmica per creare spazio, un’ode notturna e crepuscolare che raggiunge le vette della forza intima di Sinéad O’Connor, pur mantenendo una dolce compostezza. Che si tratti di urla glaciali e assassine o di una vitalità dal tono quasi gospel, brani come ‘Cloudmachine’ o ‘Kiss The Lion’s Tongue’ sembrano attingere tanto alla tradizione del minimalismo europeo, con l’uso dei droni e della ripetizione, quanto a quella dei canti popolari come inni, dove armonie modali cedono il passo a un’ apparente stasi. Un altro elemento chiave nella scrittura di Julinko è la fusione impeccabile fra il suo approccio minimalista e quelle trame dense ereditate da un lontano retaggio di outsider metal, un noir lynchiano spinto all’estremo o esorcismi senza parole attraversati da correnti profonde.
Scritto e interpretato interamente da Julinko, ‘Naebula’ dispiega e avvolge i suoi incantesimi in spirali sonore creando la colonna sonora perfetta per ossessione, desiderio e contemplazione, un mondo abitato da grandi come Meredith Monk, Diamanda Galás e Jarboe, artiste diverse ma tutte guidate dalla ricerca della più pura e cristallina forma di catarsi.
orange vinyl + double sided insert
Dare we say, England's own Sacred Son's 4th full length is his most complex and daring work to date! Don't be fooled by the tongue-in-cheek artwork, this one is heavy, slow, fast, dark and brooding and takes you on an incredible ride of doom-ish black metal, stranding on fantastic dark and raw ambient passages to stitch it all together.
Olde Throne is a melodic and atmospheric black metal band born in a time when main composer and frontman Harrison McKenzie was living in Glencoe, Scotland. Even after moving back to his native New Zealand, McKenzie felt deeply inspired by his experience in the highlands, and this project was the result of such inspiration. Olde Throne released two studio albums under this monicker, An Gorta Mór (2022) and In the Land of Ghosts (2023). Two years later, the man from Christchurch signs with Italian long-standing label Avantgarde Music to release their third full-length album, Megalith.
Two years in its creation, Megalith is a primal journey into the depths of prehistory. Where previous albums explored the strife of 19th-century Ireland (An Gorta Mór) and the spectral lore of 17th- and 18th-century Scotland (In the Land of Ghosts), Megalith delves into the primordial darkness of the Neolithic age. Drawing inspiration from stories of Celtic mythology, the album’s narrative is rooted in tales dating back as far as 10,000 BC. The use of flutes, throat singing and tribal drums forges an immersive brand of Neolithic Black Metal.